“Penso così e all’improvviso mi ricordo di un sogno, che ho fatto quando ero molto piccola, così piccola che non saprei dire quanti anni avessi, un sogno rimasto sempre incompreso. Forse in questo momento tutto torna e lo posso capire. Intorno a me svettava un paesaggio naturale, che ora paragonerei a un

dipinto di Alexander Cozens, allora non avrei saputo certo definirlo così. Una sorta di struggente Paradiso Terrestre. Ero sola. A un tratto davanti a me si formava una scritta, come il titolo di testa di un film: Venus Dei. Era la mia stella, la mia Venere, che così mi catturava, bambina, nel sonno, come in un mito, per sempre? Oppure, mi domando, ché

sto giocando con le parole, conteneva forse quello strano sogno uno sbadato errore di ortografia? Forse Venus Day erano le parole giuste, e il mio sogno fece confusione, fra inglese e latino, lingue che entrambe, a quel tempo, non conoscevo? Cadrà in un Venus Day il momento del mio grande salto? Sarà qualcosa di improvviso, o già ora io, e le mie stelle, lo stiamo preparando? Forse devo solo attendere. E non avere paura di perdere.

Se deve succedere, succede – la cosa più importante è non avere fretta. Le cose belle non scappano.

Lo scriveva John Steinbeck a suo figlio quattordicenne Thom, che era innamorato di Susan e gli chiedeva consigli sull’amore. Guardo il panorama immenso. Il grande salto. Non so ancora in cosa consisterà. Qualcosa di inebriante e definitivo, come sarebbe volare da questo belvedere, nel blu abbacinante del cielo sventagliato di inarrivabili nuvole? Devo stare sotto le stelle ad attendere? O posso fare qualcosa per propiziarlo, il grande salto?

Vorrei saperlo.” . (Il grande salto, Edizioni dEste)

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Quale Dea ti manca?

Nella primavera del 2010, mi davo da fare per sottoporre un mio romanzo alle case editrici. Sul sito di Sellerio non trovai, o non fui capace di trovare, le istruzioni per l’invio dei manoscritti. Così telefonai.

Mi rispose una voce siciliana, roca e cadenzata, la “r” impervia e la “o” a grotta, che subito mi parve di riconoscere.

Spiegai cosa cercavo e la voce mi disse che dovevo semplicemente inviare il testo all’indirizzo dell’editore. E recitò l’indirizzo.

Ringraziai, pronta a congedarmi, e intanto stranita dal timbro inconfondibile del mio interlocutore, e divertita da quello strano caso.

Aggiunse:

– A meno che. Lei è del Nord?

– Sì, sono di Milano.

– Allora può prendere un aereo e in un paio d’ore venire a consegnare il suo romanzo di persona. Palermo è bellissima in questa stagione – disse, benevolmente canzonatorio.

Gli risposi che c’ero stata di recente, e che la città mi era piaciuta molto, e che ci sarei tornata volentieri.

Intanto visualizzavo su Google Earth il quartiere il cui aveva sede la cosa editrice e con euforia accarezzavo l’ipotesi di fare quel viaggio.

– E allora venga. La aspettiamo – aggiunse.

Ringraziai ancora e salutai, incantata da quella cordialità e sempre più stupita, perché quella voce non poteva appartenere che a lui.

– Arrivederla – concluse – e buona fortuna.

In seguito, quando ho raccontato questo episodio, mi è stato opposto che fosse molto strano che un autore di punta rispondesse ai telefoni del proprio editore. Tuttavia, io me lo sono sempre figurata, un po’ burlone, magari impegnato in riunione con la signora Elvira, o in redazione con un editor, decidere di alzare la cornetta e di fare la parte dell’impiegato della casa editrice.

Il suo Montalbano l’avrebbe fatto.

L’alternativa è che in Sellerio lavorasse all’epoca qualcuno che parlava nel suo stesso modo.

Per parte mia, resto convinta di aver conversato quel giorno con Andrea Camilleri.

Il 3 luglio dalle 20 sarò ospite di Parole Giocate. Racconterò del mio modo di scrivere e giocherò con le parole insieme al pubblico. Ringrazio Giovanni Dalla Bona, ideatore del progetto, e Cristian Magri, chef e patron, che ospita l’iniziativa nel suo ristorante.

Eccoci qui: http://parolegiocate.strikingly.com/

Ed ecco la presentazione della serata, che si replica il 10 luglio con un altro scrittore ospite.

Gli ingredienti per una perfetta sera d’estate sono semplici: carta e penna per giocare, mille stuzzichini appetitosi e amici che si divertono.

Noi ci mettiamo l’ottimo cibo e la nostra bella terrazza sul laghetto, mentre Giovanni Dalla Bona e il suo team Imparafacile ci metteranno le parole e la scrittura per farti giocare, riflettere e creare.

Non sono serate per aspiranti romanzieri (anche se… chi può dirlo?) ma per chi vuole giocare e riscoprire il valore delle parole come strumento di comunicazione e come materia base della nostra identità.

..:: PROGRAMMA ::..

• Inizio ore 20:00: accoglienza, light dinner a buffet e presentazione della serata

• ogni sera sarà presente uno scrittore o una scrittrice che farà da giudice ai vari giochi e che ci racconterà il suo modo di scrivere

• giochi, gare, sfide con le parole e con la scrittura

• premiazione dei vincitori dei diversi giochi

• anguriata finale

Costo: 25 € a persona

Dove: Ristorante Cristian Magri

Indirizzo: Via Meriggia, 3 – 20019 Settimo Milanese (MI)

ISCRIVITI ADESSO

• chiamando lo 02 33599042

• o mandando una mail a: info@cristianmagri.it

La serata è organizzata in collaborazione con Imparafacile, agenzia di formazione e di comunicazione on line. Per info:

sito: http://www.imparafacile.it

mail: giovannidb@imparafacile.it

Su FB https://www.facebook.com/events/1390257181127993/?ti=ia

Punti di riferimento

Poetarum Silva

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Raymond Carver, spiegazione tecnica di un colpo al cuore

“Cerco di scrivere ogni racconto meglio che posso senza pensare a  chi influenzerò o a che tipo di impressione farò”. Prima di mettermi a scrivere questo articolo ho riletto alcuni racconti di Raymond Carver, scelti a caso in diversi libri, pensavo che dopo tante letture riuscissi a mantenere un distacco “tecnico”, ma non è così: Leggendo Carver si prova il classico colpo al cuore. Solo che qui il romanticismo non c’entra niente. Il colpo al cuore è scatenato da una miscela di ingredienti, che proverò ad analizzare per recuperare quel distacco tecnico necessario all’oggettività. Nessun gesto è casuale. I personaggi di Carver sono disposti nella scena (che si tratti di Motel, Abitazione, Bar, Automobile, Ospedale) in maniera precisa è qualunque gesto compiano non è mai per caso. Ogni azione racconta l’azione stessa ma anche altro. Se un uomo o una…

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C’era come la sensazione che mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godono di eternità. Quand’ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand’anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver.

Oggi comincio a leggere Gino Marchitelli, partendo da Lambrate, quartiere di gioventù. La storia inizia vicino al Giuriati, dove si allenavano gli amici rugbisti, dove si andava a correre. In questi giorni tutto porta al passato.

Non vedevo l’ora che uscisse il Corriere dei ragazzi per leggere le storie di Valentina Mela Verde di Grazia Nidasio. Erano lievi ed edificanti ma raccontavano la realtà di quegli anni. E mostravano che l’innocenza curiosa, la voglia di sognare e il presagio di qualcosa che ci attendeva oltre, meno rassicurante, erano del tutto “normali”. Erano anche gli anni dei Fantastici Quattro, di Tex Willer e dell’inquietante Eternauta, della voglia di superpoteri, del fascino dell’avventura e del coraggio, della bellezza del senso di amicizia. Erano gli anni in cui, per le prime volte, i numeri di Annabella con gli adorati racconti di Brunella Gasperini passavano direttamente nelle mie mani, senza bisogno di preliminare “censura” sui contenuti degli articoli della rivista. Gli anni in cui i romanzi sugli scaffali più alti della libreria di casa erano a mia disposizione, senza bisogno di leggerli di nascosto. Era un tempo in cui ancora si badava a cosa dovesse progressivamente toccare la nostra sensibilità di ragazzi e a quando fosse il momento giusto perché ciò avvenisse.

Era un tempo.

Bibliotecari e biblioteche di montagna. In tre gestiscono cinque sedi, un Biblioigloo e la Biblioteca dell’Orso.

Le biblioteche della Paganella sono dedicate agli alberi, agli animali e alle persone gentili.

Biblioteche dove non vige la regola del silenzio ma dove tutti sanno come non disturbare gli altri, in base al momento. Biblioteche come luoghi d’incontro, dove ti senti a casa.

Ringrazio Graziano il Direttore, Sandro e Sabrina per l’ospitalità, il confronto, l’allegria in occasione della presentazione di Sabbia (Edizioni dEste) nell’ambito di Eurochocolate Dolomiti.

Il 13 dicembre porto Sabbia (Edizioni dEste) a Andalo, nella rassegna Cioccolata con autore, nell’ambito di Eurochocolate Dolomiti. Un libro e una tazza di cioccolato per tutti.

Sono felice di far conoscere fra le montagne in cui ho radici una storia di mare nata in un luogo che amo.

Biblioteche della Paganella

Piazza Paganella 3 Andalo, Trento.

13 dicembre 2018, ore 17,30

Ingresso libero

Il 14 Patrizia Emilitri presenterà il suo La bambina che trovava le cose perdute (Sperling&Kupfer) e il 15 Laura Travaini parlerà del suo Curve di cioccolato (dEste). Il 16 c’è un libro per i più piccoli di Zita Dazzi.

Ringrazio Laura per il “gancio”, Simona Manuali e lo staff di Eurochocolate per l’organizzazione e le Biblioteche della Paganella per l’ospitalità.

Spero di incontrare lassù tutti gli amici trentini 🏖🏔😊

Ho visitato la mostra di Paul Klee al Mudec. Al primo impatto l’ho trovata un po’ troppo “circoscritta”. Ripensandoci, devo dire che la curatela ha valorizzato alcune intuizioni illuminanti dell’artista. In ogni caso l’esperienza per me più edificante è stata quella di vedere tanti bambini tra i visitatori. Mentre ero in coda, una moretta sui cinque anni, dopo essersi procurata un mazzetto di dépliant sulla Modigliani experience, li distribuiva alle persone in fila, compita. Dopo, all’interno dell’esposizione, tre bambine con le cuffie dell’audioguida facevano capannello; la più grandicella a un certo punto fa alle altre, ad altissima voce, perché non poteva sentirsi: “Tutte pronte ad ascoltare il quadro 99?!?”. Più avanti un papà mostrava al figlio la didascalia del quadro “L’occhio”. In una sala dedicata ai più piccoli, un ragazzino non voleva più staccarsi da un’installazione interattiva.

Mi è parsa a quel punto ancor più fulminante la citazione del pensiero di Klee, sulla parete: “Nell’arte si può anche cominciare da capo, e ciò è evidente, più che altrove, nelle raccolte etnografiche oppure a casa propria, nella stanza riservata ai bambini. Se oggi si vuol procedere a una riforma, tutto ciò è da prendere molto sul serio, più sul serio di tutte le pinacoteche del mondo”.