Archivio per la categoria ‘(quasi) in diretta’

Non vedevo l’ora che uscisse il Corriere dei ragazzi per leggere le storie di Valentina Mela Verde di Grazia Nidasio. Erano lievi ed edificanti ma raccontavano la realtà di quegli anni. E mostravano che l’innocenza curiosa, la voglia di sognare e il presagio di qualcosa che ci attendeva oltre, meno rassicurante, erano del tutto “normali”. Erano anche gli anni dei Fantastici Quattro, di Tex Willer e dell’inquietante Eternauta, della voglia di superpoteri, del fascino dell’avventura e del coraggio, della bellezza del senso di amicizia. Erano gli anni in cui, per le prime volte, i numeri di Annabella con gli adorati racconti di Brunella Gasperini passavano direttamente nelle mie mani, senza bisogno di preliminare “censura” sui contenuti degli articoli della rivista. Gli anni in cui i romanzi sugli scaffali più alti della libreria di casa erano a mia disposizione, senza bisogno di leggerli di nascosto. Era un tempo in cui ancora si badava a cosa dovesse progressivamente toccare la nostra sensibilità di ragazzi e a quando fosse il momento giusto perché ciò avvenisse.

Era un tempo.

Si salutarono, e nell’addio

C’era già il benvenuto.

(Mario Benedetti)

Questa notte ti ho sognato.

Parlavamo, con calma.

Eravamo due cerchi,

L’uno accanto all’altra,

E il tuo braccio

Attorno alle mie spalle

Ci univa.

Quando al mattino Baltasar si svegliò, vide Blimunda coricata accanto a lui che mangiava un pezzo di pane, a occhi chiusi. Li aprì solo, grigi in quel momento, finito di mangiare e disse, Non ti guarderò mai dentro.(José Saramago)

Il pittore

Pubblicato: 25 giugno 2017 in (quasi) in diretta
Tag:, , , ,

Dipinto il cielo, ci mise le nuvole.

Intinse il pennello in un poco di nero, e poi nell’acqua, per farle più tempestose.

L’ABC della vita 

Pubblicato: 3 gennaio 2017 in (quasi) in diretta

Da te ho imparato:Di una valle delle meraviglie,

Che si mangia sempre sopra la tovaglia,

A cercare frutta secca a colazione,

Che nel sugo ci si mette il concentrato

E che mare forza cento non esiste,

Che la luce sempre accesa contro i ladri

Meglio quella del soggiorno che in cucina,

Che il profumo dei colori a olio

È l’essenza della trementina.
Da te ho imparato 

A non donare nulla 

Che non sia desiderato,

Perché non è così 

Che il desiderio tuo

Vedrai avverato.
Dunque,

Quando penso a un posto dove andare,

Quando la tavola devo preparare,

Quando mi alzo e faccio da mangiare,

Quando esco per andare a lavorare,

Quando faccio pasta al pomodoro,

Quando guardo un capolavoro,

Penso a quello che da te ho imparato,

Amico mio.
E non è vero

Che non ci sei mai stato.

Compra un libro

Pubblicato: 18 febbraio 2015 in (quasi) in diretta
Tag:, , ,

– Dai, compra libro.
– Non ho neanche il tempo di leggere i miei…
– Tu scrittrice?
– Anche.
– Questo però libro di altro editore. Tu deve conoscere editori diversi.
– Sono anche un po’ editrice…
– Tu però non scrive favole!
– Sì, anche.
– Ah. Tu intelligente.
– …
– Tu però non scrive ricette!
– Beh. Sto facendo un libro di racconti e ricette.
– Queste però ricette di Maghreb!
– Il mio romanzo parla di migrazione. Dal Maghreb.
– … Tu cliente difficile. Difficilissima.
– Mm.
– Allora, dai: offerta caffè.
– Ok, e anche brioche.
– Grazie e buon lavoro.
– Anche a te.
– Tu scrive favola di me che vendo libri a clienti difficili?
– Promesso.

Pure alle nuvole

Pubblicato: 13 settembre 2014 in (quasi) in diretta
Tag:, , , , ,

Non la portavano da nessuna parte la pioggia di questa notte. Ma forse è che lei parte, signora. Pure alle nuvole dispiace quando un’ospite se ne va.

IMG_5017.JPG

Perché fai questo per me?

Pubblicato: 2 febbraio 2014 in (quasi) in diretta

Oggi mi ha telefonato un amico, per ringraziarmi per un favore che gli ho fatto. Mi ha detto: “Sai che neanche so perché fai questo per me?”.

“Perché sei un mio amico”, gli ho risposto, “E anche per un altro motivo. Ora ti mando una cosa.”

Ecco che cosa gli ho scritto, attingendo a un racconto scritto qualche tempo fa.

Caro Maurizio,

questo fatto è accaduto tanti anni fa. Se ne hai voglia leggi.

“Me ne sono andato. Perché non è possibile, nel 1960, a vent’anni, fare questa vita. Lascio tutto lo stipendio a loro, devo litigare per uscire la sera, e se rincaso tardi, volano gli schiaffi. Oggi la mia matrigna si è fatta venire una crisi di nervi, per un segno con le scarpe sulla cera del salotto, e non ci ho più visto. Mio padre si è messo in mezzo, zittendola, per la prima volta. La mia rabbia deve averlo sconvolto, perché quando mi ha visto fare fagotto, lui, il dittatore, ha solo provato e chiedermi: “E dove andrai?”.

Lungo via Mecenate, in bici, la chitarra a tracolla e un rotolo di vestiti sul portapacchi, non so dove andrò. Non ho soldi, fino al prossimo stipendio, e per una stanza in affitto, come quella del cartello che io e Ernesto abbiamo visto ieri sera in piazzale Martini, ci vuole un anticipo.

Passo sotto i Tre Ponti, dove da bambini davamo battaglia a quelli di Ponte Lambro, da una parte, e di Porta Vittoria, dall’altra.

Decido di andarci lo stesso, a vedere la stanza.

La gente che dopo cena chiacchiera fuori dal portone, seduta sulle sedie portate da casa, mi indica il piano. Gli affittuari sono due giovani sposi: lei piccola e gentile, lui robusto e timido, con ancora addosso una tuta da operaio. Una ricciolina trotterella fra i nostri piedi, mentre la donna mi mostra la camera, semplice e linda.

“Posso lavare e stirare io la tua biancheria, e la sera puoi cenare con noi” mi spiega. “Se ti piace, puoi venire quando vuoi…e come cauzione… sono cinquemila lire” conclude, quasi vergognandosi della richiesta.

Io annuisco, imbarazzato. Sto per dirle che ci penserò, che le farò sapere, quando sento una voce nota: “Buonasera a tutti! Ciao, Gianni!”.

Sulla soglia c’è Ernesto. “Sono passato a casa dei tuoi e mi hanno detto che eri uscito…” prosegue rivolto a me, ammiccando. Ha l’eleganza e il piglio sicuro del capitano d’industria che diventerà. “Allora, ti piace?” mi domanda.

“Si, ma ci devo pensare…” rispondo. “Per l’anticipo sono cinquemila lire…” aggiungo, nella speranza che capisca e non mi costringa a dire di più.

“Già… senti…ho lasciato la macchina con le chiavi dentro…vai giù a dare un’occhiata, per favore, che guardo anch’io la camera e arrivo”.

Lo assecondo. Giù le donne mi spiano, curiose di sapere se sarò io quello nuovo del quarto piano. Gli uomini fanno la ronda intorno alla spider del mio amico, tenendosi a distanza, come se fosse un’apparizione.

“Gianni, prendi la tua roba e portala su!” sento dire dall’androne. Ernesto, che sembra ritagliato da una foto hollywoodiana e messo lì, vede che non mi muovo e che lo guardo senza capire e mi si fa incontro. “E’ tutto a posto” mi sussurra in un orecchio. “Su, su” prosegue ad alta voce “portiamo su i bagagli nella tua casa nuova!”. Mi sospinge per un braccio.

Dopo aver sistemato le mie quattro cose, scendiamo. Lasciamo la spider a brillare rossa sotto la luce dei lampioni e, senza concordarlo, ci dirigiamo verso i giardinetti della piazza e facciamo un giro, fra le coppie di innamorati. Gli alberi in fiore profumano dolcemente.

“Te le restituisco, le cinquemila lire” gli dico, guardando dritto davanti a me, mentre camminiamo.

“Preòccupes minga, Gianni. C’è tempo” mi fa lui, dandomi di gomito.”

Vedi, Maurizio. Se tanti anni fa Ernesto non avesse fatto quel gesto, magari la successiva storia di Gianni, che in realtà si chiama Rino, sarebbero stata diversa. Forse non avrebbe incontrato Alessandra. E quindi non sarei nata io. La vita che ho avuto è complicata, a volte difficilissima, ma contiene anche cose bellissime, che per nulla al mondo avrei voluto perdermi. Ora: non dico che la piccola cosa che ho fatto per te debba avere per forza conseguenze così grandi. Magari non servirà a nulla. Perlomeno, però, è una cosa fatta con la convinzione che fosse giusto farla. E questa convinzione durerà per sempre. Buon viaggio, amico mio.

Sabrina

Il rullino immaginario

Pubblicato: 17 dicembre 2013 in (quasi) in diretta
Tag:, ,

prima ho sentito il regista per varie cose e poi ci siamo messi a ridere perché ci siamo accorti che le tue foto arrivano a metà spettacolo, poi con un salto ci sono quelle dei saluti. allora ci chiedevamo se fosse finito il rullino immaginario dell’iphone. stupidaggini a parte, grazie.

parole lievi di amicizia, che (in)discretamente quoto.