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Oggi comincio a leggere Gino Marchitelli, partendo da Lambrate, quartiere di gioventù. La storia inizia vicino al Giuriati, dove si allenavano gli amici rugbisti, dove si andava a correre. In questi giorni tutto porta al passato.

Nell’estate del 2008, sulla spiaggia della Guitcia a Lampedusa, ebbi l’idea di scrivere una storia sull’amicizia fra un gruppo di bambini e le forze della natura. Ne è uscito qualcosa di diverso. Questo romanzo.
A Giravento, isola di fantasia, ma liberamente ispirata a Lampedusa, deve svolgersi una ambiziosa regata velica, premessa di un intensivo sfruttamento turistico. A Giravento tentano, disperatamente, di sbarcare i migranti e nidificano i rari Voli Arcobaleno. La regata porta sull’isola scompiglio e novità per tutti: colorite proteste, giochi di schermaglia fra gli isolani e fra questi e gli organizzatori, nuove amicizie, nuovi amori. Su uno scenario naturale mozzafiato e pieno di magia, l’avvento della regata fa incontrare diversi mondi: quello dei bambini di Giravento, quello dei pescatori e delle intraprendenti donne dell’ isola, quello dei migranti, quello dei “forestieri”, che sull’isola giungono in occasione della manifestazione sportiva o quasi per caso; e questo incontro diventa metafora di una società multietnica e eco – logica. Le vicende che racconto sono il pretesto per far riflettere su tre temi che mi stanno a cuore: le migrazioni, la sostenibilità ambientale e la cittadinanza attiva. E un omaggio agli splendidi e delicati paesaggi di Lampedusa e allo spirito accogliente e solidale degli isolani.
Se volete sapere come va a finire senza leggerlo, questa è la canzone che ho ascoltato centinaia di volte, in auto, andando al lavoro, pensando al finale: http://www.youtube.com/watch?v=Jmkj4mzUtrk.
Qui, nel sito dell’editore, si possono sfogliare le prime pagine: http://www.autodafe-edizioni.com/catalogo/93-lisola-dei-voli-arcobaleno.
E qui ci sono recensioni e interviste: http://www.autodafe-edizioni.com/autori/92-minetti-sabrina.
Fra le altre soddisfazioni che mi ha dato, è stato finalista a Sanremo Writers 2012. E… no: quando sono andata a ritirare il premio, non mi hanno fatto cantare.
Ha anche vinto il primo premio Lago Gerundo 2014.
Nel 2016 una grande soddisfazione: un vestito nuovo per questa storia che amo tanto.

Il dio dentro

Pubblicato: 2 maggio 2014 in cose sparse
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Poco fa, miracolosamente contagiata dalla gentilezza e dallo slancio di cordialità di una persona, ho pensato che l’entusiasmo sia qualcosa di portentoso.

Mi è venuto da cercare l’etimologia della parola entusiasmo. Wikipedia è il primo risultato di ricerca, of course:

‘Letteralmente la parola greca ἐνθουσιασμός (enthousiasmós) deriva dal verbo ἐνϑουσιάζω, essere ispirato, contenente il lemma ἔνϑεος, composto di ἐν, in, e ϑεός, dio, il dio dentro.’

Il dio dentro.

E così mi è tornata in mente questa cosa che ho appuntato qualche giorno fa:

Ogni istante è quello che conta. In ogni istante ci giochiamo la vita. In senso letterale – morire schiantati per uno stupido selfie al volante – o figurato – una parola di troppo, o di meno, a incrinare un’amicizia, a ferire un amore.
L’unico senso che rintraccio nel vivere è questo: ‘cercare di giocarsi la vita’, istante dopo istante, nella relazione con sé stessi e con gli altri. Ogni incontro che facciamo ne è l’occasione. Il rapporto con gli altri è passaggio obbligato, ineluttabile, per essere. Gli incontri che facciamo sono il campo d’azione del nostro esistere ed è in essi che ci esprimiamo, che siamo. È lì che avviene la nostra evoluzione. Magari sbagliando, e in tal caso cercando di porre rimedio, subito, o quando l’esperienza del passato ci avrà resi migliori, e di nuovo ci troveremo a scegliere, e sceglieremo meglio come ‘giocarci la vita” in quella nuova occasione.
Gli incontri che facciamo sono tutto ciò che conta. Quella è la partita da giocare.
Se così non fosse non saremmo tanti, saremmo uno solo, un Dio, un dio che non abbia creato gli uomini, e che se ne stia lì, in eterno, a contemplare sè stesso.

Linee

Pubblicato: 11 aprile 2014 in cose sparse
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Linee invisibili ci collegano alle persone che incontriamo. Salde, lucenti ed eterne, come catenelle d’oro. Oppure lasche, ma resistenti, come elastici. O effimere , e destinate a dissolversi, come le nuvole che scorrono sull’alba di una giornata serena. Ognuna di esse ha un senso, e ci conduce, trasformati, di incontro in incontro.