Archivio per la categoria ‘cose sparse’

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Nella primavera del 2010, mi davo da fare per sottoporre un mio romanzo alle case editrici. Sul sito di Sellerio non trovai, o non fui capace di trovare, le istruzioni per l’invio dei manoscritti. Così telefonai.

Mi rispose una voce siciliana, roca e cadenzata, la “r” impervia e la “o” a grotta, che subito mi parve di riconoscere.

Spiegai cosa cercavo e la voce mi disse che dovevo semplicemente inviare il testo all’indirizzo dell’editore. E recitò l’indirizzo.

Ringraziai, pronta a congedarmi, e intanto stranita dal timbro inconfondibile del mio interlocutore, e divertita da quello strano caso.

Aggiunse:

– A meno che. Lei è del Nord?

– Sì, sono di Milano.

– Allora può prendere un aereo e in un paio d’ore venire a consegnare il suo romanzo di persona. Palermo è bellissima in questa stagione – disse, benevolmente canzonatorio.

Gli risposi che c’ero stata di recente, e che la città mi era piaciuta molto, e che ci sarei tornata volentieri.

Intanto visualizzavo su Google Earth il quartiere il cui aveva sede la cosa editrice e con euforia accarezzavo l’ipotesi di fare quel viaggio.

– E allora venga. La aspettiamo – aggiunse.

Ringraziai ancora e salutai, incantata da quella cordialità e sempre più stupita, perché quella voce non poteva appartenere che a lui.

– Arrivederla – concluse – e buona fortuna.

In seguito, quando ho raccontato questo episodio, mi è stato opposto che fosse molto strano che un autore di punta rispondesse ai telefoni del proprio editore. Tuttavia, io me lo sono sempre figurata, un po’ burlone, magari impegnato in riunione con la signora Elvira, o in redazione con un editor, decidere di alzare la cornetta e di fare la parte dell’impiegato della casa editrice.

Il suo Montalbano l’avrebbe fatto.

L’alternativa è che in Sellerio lavorasse all’epoca qualcuno che parlava nel suo stesso modo.

Per parte mia, resto convinta di aver conversato quel giorno con Andrea Camilleri.

Punti di riferimento

Poetarum Silva

immagine google

Raymond Carver, spiegazione tecnica di un colpo al cuore

“Cerco di scrivere ogni racconto meglio che posso senza pensare a  chi influenzerò o a che tipo di impressione farò”. Prima di mettermi a scrivere questo articolo ho riletto alcuni racconti di Raymond Carver, scelti a caso in diversi libri, pensavo che dopo tante letture riuscissi a mantenere un distacco “tecnico”, ma non è così: Leggendo Carver si prova il classico colpo al cuore. Solo che qui il romanticismo non c’entra niente. Il colpo al cuore è scatenato da una miscela di ingredienti, che proverò ad analizzare per recuperare quel distacco tecnico necessario all’oggettività. Nessun gesto è casuale. I personaggi di Carver sono disposti nella scena (che si tratti di Motel, Abitazione, Bar, Automobile, Ospedale) in maniera precisa è qualunque gesto compiano non è mai per caso. Ogni azione racconta l’azione stessa ma anche altro. Se un uomo o una…

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C’era come la sensazione che mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godono di eternità. Quand’ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand’anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver.

Non vedevo l’ora che uscisse il Corriere dei ragazzi per leggere le storie di Valentina Mela Verde di Grazia Nidasio. Erano lievi ed edificanti ma raccontavano la realtà di quegli anni. E mostravano che l’innocenza curiosa, la voglia di sognare e il presagio di qualcosa che ci attendeva oltre, meno rassicurante, erano del tutto “normali”. Erano anche gli anni dei Fantastici Quattro, di Tex Willer e dell’inquietante Eternauta, della voglia di superpoteri, del fascino dell’avventura e del coraggio, della bellezza del senso di amicizia. Erano gli anni in cui, per le prime volte, i numeri di Annabella con gli adorati racconti di Brunella Gasperini passavano direttamente nelle mie mani, senza bisogno di preliminare “censura” sui contenuti degli articoli della rivista. Gli anni in cui i romanzi sugli scaffali più alti della libreria di casa erano a mia disposizione, senza bisogno di leggerli di nascosto. Era un tempo in cui ancora si badava a cosa dovesse progressivamente toccare la nostra sensibilità di ragazzi e a quando fosse il momento giusto perché ciò avvenisse.

Era un tempo.

Bibliotecari e biblioteche di montagna. In tre gestiscono cinque sedi, un Biblioigloo e la Biblioteca dell’Orso.

Le biblioteche della Paganella sono dedicate agli alberi, agli animali e alle persone gentili.

Biblioteche dove non vige la regola del silenzio ma dove tutti sanno come non disturbare gli altri, in base al momento. Biblioteche come luoghi d’incontro, dove ti senti a casa.

Ringrazio Graziano il Direttore, Sandro e Sabrina per l’ospitalità, il confronto, l’allegria in occasione della presentazione di Sabbia (Edizioni dEste) nell’ambito di Eurochocolate Dolomiti.

Ho visitato la mostra di Paul Klee al Mudec. Al primo impatto l’ho trovata un po’ troppo “circoscritta”. Ripensandoci, devo dire che la curatela ha valorizzato alcune intuizioni illuminanti dell’artista. In ogni caso l’esperienza per me più edificante è stata quella di vedere tanti bambini tra i visitatori. Mentre ero in coda, una moretta sui cinque anni, dopo essersi procurata un mazzetto di dépliant sulla Modigliani experience, li distribuiva alle persone in fila, compita. Dopo, all’interno dell’esposizione, tre bambine con le cuffie dell’audioguida facevano capannello; la più grandicella a un certo punto fa alle altre, ad altissima voce, perché non poteva sentirsi: “Tutte pronte ad ascoltare il quadro 99?!?”. Più avanti un papà mostrava al figlio la didascalia del quadro “L’occhio”. In una sala dedicata ai più piccoli, un ragazzino non voleva più staccarsi da un’installazione interattiva.

Mi è parsa a quel punto ancor più fulminante la citazione del pensiero di Klee, sulla parete: “Nell’arte si può anche cominciare da capo, e ciò è evidente, più che altrove, nelle raccolte etnografiche oppure a casa propria, nella stanza riservata ai bambini. Se oggi si vuol procedere a una riforma, tutto ciò è da prendere molto sul serio, più sul serio di tutte le pinacoteche del mondo”.

Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.

Henry Scott Holland

Shout

Pubblicato: 10 aprile 2018 in cose sparse
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La vertigine del suo canto d’Orfeo impaura per la vibrazione della sua straordinaria sensibilità.

L’oblio non fende di notte il chiarore originario del suo orizzonte, mai pago di sete di acqua chiara.

Rainer Maria Rilke

Poteva accadere.

Doveva accadere.

È accaduto prima. Dopo.

Più vicino. Più lontano.

E’accaduto non a te.

Ti sei salvato perché eri il primo.

Ti sei salvato perché eri l’ultimo.

Perché da solo. Perché la gente.

Perché a sinistra. Perché a destra.

Perché la pioggia. Perché un’ombra.

Perché splendeva il sole.

Per fortuna là c’era un bosco.

Per fortuna non c’erano alberi.

Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,

un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.

Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.

In seguito a, poiché, eppure, malgrado.

Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,

a un passo, a un pelo

da una coincidenza.

Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?

La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.

Ascolta

come mi batte forte il tuo cuore.

Wislawa Szymborska